domenica 18 settembre 2011

Work in progress...

Un week end in capo al mondo a scrivere... che cosa c'è di meglio? Zucchero sta finalmente prendendo una forma definitiva! :) Presto metterò sul blog altre puntate. Nel frattempo, commentate gente, commentate....

sabato 20 agosto 2011

C'è nessuno?

Lo so. Ho detto di aver paura delle critiche e dei commenti. Ma senza di voi, che state dall'altra parte dello schermo (e delle nuvole) a leggere i miei deliri, probabilmente scrivere non avrebbe poi molto senso. Quindi, per favore, scatenatevi. Vi piace? Non vi piace? Quando leggete il mio racconto vi viene voglia di scaraventare il computer fuori dalla finestra? Volete sapere come va a finire? Qualunque opinione è lecita e, come ho già detto, importantissima. Vi aspetto...
Quella sera, in particolare, non vi era nulla di rischioso da fare. I rifornimenti, necessariamente piccoli, erano già stati fatti la sera prima. L'organizzazione era in contatto con alcuni trafficanti, e riusciva ad accaparrarsi un po' di zucchero attraverso la fitta rete delle stradine della città vecchia, che offriva a tutti innumerevoli possibilità per nascondersi. I rifornimenti arrivavano quindi a casa di Mattias, dove la madre li riceveva e, attraverso il piccolo passaggio che dalla sua cucina conduceva in magazzino, li portava al loro posto nel corridoio. Il passaggio, un tempo regolare, era stato anch'esso nascosto con tavolacci di legno, tende e scaffali.
Tutto era già stato fatto quindi, le scorte erano pronte per essere vendute. L'organizzazione non si era proposta di guadagnare cifre esorbitanti dal commercio di zucchero. Mentre diversi spacciatori si erano arricchiti subito in modo spropositato, i componenti dell'organizzazione clandestina si erano dati all'inizio uno statuto ben diverso : avrebbero venduto zucchero ad un prezzo giusto, come forma di protesta contro la politica proibizionista. Tuttavia, la domanda era talmente alta che gli utili si erano rivelati davvero redditizi.
Bianca, quella sera, era seduta al tavolo con due amiche totalmente estranee all'organizzazione. Si era vestita bene, in modo elegante e raffinato e portava al collo un filo di perle. I capelli neri, lucidi come il bancone del bar, erano legati in una coda alta, che le arrivava a metà della schiena. Era già al terzo cocktail, e civettava con un paio di agenti governativi facendo finta di essere ubriaca. In realtà i suoi occhi erano fissi su Rolf, che con fare sicuro preparava un cocktail ad una disgustosa biondina scosciata seduta in modo inequivocabile su uno sgabello appoggiato al bancone. L'atteggiamento di Rolf non le sembrava il più consono alla situazione, e ciò le dava fastidio. Si alzò e si allontanò con una scusa, e si diresse al bancone a prendere un altro cocktail. Sfoderando un sorriso smagliante chiese a Rolf un martini cocktail, poi aggiunse a mezza voce, sempre sorridendo “Chi è quella?” . E Rolf, preparando il cocktail, sollevò appena gli occhi dal calice per affermare con malizia “ Potrebbe essere una cliente, non sai più come funziona?”.  Bianca fissò Rolf ancora sorridendo “Non esagerare”gli disse. Poi si voltò con fare soddisfatto e tornò al suo tavolo. Dopo mesi di allenamento, Bianca e Rolf sapevano perfino litigare facendo finta di parlare d'amore, o viceversa.
La biondina, in ogni caso, probabilmente era una cliente. Una nuova, per la verità. Si trattava della figlia di una delle famiglie più in vista della città, venuta al bar su consiglio di uno dell'organizzazione, in cerca ovviamente di zucchero per soddisfare il fabbisogno suo e della sua famiglia, ormai quasi in crisi d'astinenza.
Oltre a Bianca, in quel momento nel bar vi erano altri due componenti dell'organizzazione. Uno, Theo, alto e pallido come una betulla, si stava confondendo in un gruppo di bevitori accaniti qualche tavolo a destra di Bianca. Era entrato nel bar con quei ragazzi dopo aver fatto un giro di aperitivi negli altri baretti della piazza. Un comportamento del tutto normale e insospettabile, ma per  Theo era il modo per radunare i clienti abituali e non e comunicare loro che i rifornimenti erano arrivati.
L'altro, Ervin, era appoggiato ad un tavolo e conversava con due poliziotti speciali. Era considerato quasi come l'addetto alle pubbliche relazioni dell'organizzazione: possedeva una voce morbida e suadente,  un portamento elegante e un viso così innocente e serio che avrebbe potuto scippare una vecchietta e poi raccontare che la stessa l'aveva obbligato a rubarle la borsetta, e chiunque gli avrebbe creduto. Per questo il suo compito era quello di intrattenersi con i poliziotti speciali, e tenerli lontani da zone pericolose. Bianca, Theo e Ervin si trattavano come amici capitati per caso nello stesso bar, ma non stavano mai assieme: avevano compiti diversi da svolgere. Vi erano altri componenti del gruppo, ma in quel momento forse si stavano occupando delle consegne, oppure semplicemente erano a casa. L'impegno con l'organizzazione non era a tempo pieno : ognuno dava quel che poteva, ben conscio dei rischi ai quali andava incontro. Inoltre, l'organizzazione estendeva i suoi rami anche a persone insospettabili: la massaia che si offriva di nascondere due bustine di zucchero in casa, il negoziante che nascondeva gli approvvigionatori, e tante altre figure. Per questo, gran parte delle persone non si conosceva, e forse era meglio così: se qualcuno fosse stato arrestato, anche sotto tortura non avrebbe potuto rivelare particolari capaci di far crollare l'intera organizzazione.
Perfino Rolf, o Mattias, non avrebbero potuto : se la polizia li avesse arrestati, il tempio sarebbe stato distrutto, sarebbero state arrestate tutte le persone che vi gravitavano attorno, ma un altro tempio sarebbe stato costruito in breve tempo, e l'organizzazione, quell'onda di protesta che pervadeva l'intera società come una scarica elettrica sarebbe sopravissuta.
Ma torniamo a Bianca.
Ormai al sesto cocktail, aveva perso gran parte della sua ritrosia, ma la concentrazione le tornò intatta quando notò un particolare. La biondina che parlava al bancone con Rolf si era girata verso il suo tavolo, e per una frazione di secondo aveva incrociato lo sguardo con uno dei poliziotti speciali. Non era successo nulla di più, ma a Bianca parve che in quello sguardo ci fosse qualcosa di strano. Non poteva essere uno sguardo di seduzione, perchè sarebbe durato di più, o magari si sarebbe ripetuto. Non poteva essere uno sguardo casuale, perchè la biondina si era girata, e il poliziotto speciale l'aveva guardata modulando un'espressione del viso che voleva essere indifferente, ma che sortì tutt'altro effetto. Era uno sguardo comunicativo, di quelli che si usano per dare comprensione o appoggio ad un amico. Ma nello stesso tempo, era estremamente furtivo.
“I due si conoscono” pensò Bianca “ E non vogliono che si noti... “
D'improvviso si alzò dalla sedia, e si diresse verso il bancone. Rolf la guardò, e sorrise impercettibilmente.
“Stai attento” disse Bianca a Rolf, sottovoce “ non sbilanciarti: potrebbe essere una spia”
“E tu come lo sai?” chiese Rolf, mettendo in scena la solita pantomima. Questa volta le parlava facendo finta di corteggiarla, e ciò mandò Bianca su tutte le furie.
“Perchè si. Stai attento, non c'è da scherzare.”
“Non sto scherzando” disse Rolf, continuando a sorridere “ Ma se non ti dai una calmata tutti si accorgeranno che c'è qualcosa che non va...”
“Ok” disse Bianca, e si ricompose “Però ascoltami, ti prego. Non dirle nulla di compromettente”
“Ti credo sulla fiducia” disse Rolf “ Ma più tardi mi devi spiegare...Manderò Ervin ad intrattenerla...”
“Ok” disse Bianca, e si allontanò dal bancone, diretta verso il suo tavolo. Prese una sedia, ma poi cambiò idea e si allontanò per fumare una sigaretta in pace. Passando accanto al bancone, vide che la biondina era già nelle vellutate grinfie di Ervin, e si sentì tranquilla.
Rolf le sorrise, questa volta per davvero. E pur sentendosi fragile, si abbandonò alla meravigliosa spensieratezza che quel sorriso sapeva suscitare in lei, una sorta di vuoto mentale, di disinteresse totale per le cose del mondo che mal si armonizzava con il suo carattere, ma che Bianca amava tanto.
Uscì dal bar, e accese la sua sigaretta. Si posizionò davanti ad una finestra. Poteva ancora vedere Rolf, che continuava a preparare cocktails sempre con la stessa energia. E in quel momento dimenticò il fatto che stessero in qualche modo facendo parte di un'organizzazione criminale. Il tempo, il malvagio spirito del tempo aveva costretto così tanti rapporti a diventare difficili, e Bianca e Rolf non avevano fatto eccezione. Con la mente ancora fluttante nella beatitudine, ritornò a quei giorni terribili in cui la loro storia era iniziata...

venerdì 19 agosto 2011

Il bar

Era una sera come tante. Lo zucchero era proibito ormai da quasi un anno, e la campagna salutista governativa non faceva che sfornare cifre su cifre. C'erano statistiche perfino nei sexy shop governativi.
Nei bar erano sparite le zuccheriere, e al loro posto vi erano enormi distributori di Sweetness, a forma di uomo muscoloso e sorridente.
Nei negozi governativi la gente comprava ancora lo zucchero di canna, tentando di aggirare i controlli in tutti i modi. Ma la razione, una bustina per famiglia alla settimana, era tassativa. Le famiglie colte in possesso di una quantità maggiore di zucchero correvano seri rischi. In tanti erano già finiti in carcere, e nessuno sapeva spiegarsi la ragione di tanta sofferenza.
Nei bar del centro, all'ora dell'aperitivo, si servivano cocktail secchi e amari come medicine, ma i ragazzi li bevevano lo stesso. Erano decisi a godersi l'ultimo vizio ancora legale prima che venisse proibito a sua volta.
L'ora dell'aperitivo continuava a funzionare ancora bene, e per i bar governativi era una vera e propria manna. Forse non avrebbero mai proibito il consumo di alcol. La movida si svolgeva quindi con la solita regolarità.
Rolf lavorava come barista in uno dei bar più sciccosi del centro città, o meglio del centro della movida, non proprio coincidente con il centro geografico.   Il locale, che si affacciava su una delle piazze più frequentate, era  piccolo ed elegante. I muri erano dipinti d'oro pallido, dalle diverse sfumature. Il pavimento era composto da piccole piastrelline beige lucide e luccicanti. Dalle finestre e dalla porta del bar pendevano tende di raso trasparente, pulite ed impalpabili come gli abiti delle bambole. Il bancone occupava tutto sommato poco spazio rispetto a quello riservato ai tavolini.  Quella sera, dietro al bancone si affacendavano Rolf e Mattias, proprietario, con la madre, del baretto. Rolf era stato assunto quasi due anni prima, e sperava che un giorno Mattias gli proponesse di diventare soci. Si stava bene li dentro, tutto sommato. La madre di Rolf, pur occupandosi egregiamente della pulizia e della cucina,  non metteva mai piede nel locale durante le serate o gli aperitivi : ciò significava che Rolf e Mattias si divertivano sempre da matti, e molto spesso finivano le serate ubriachi. Il fatto che fosse un locale di moda ne accresceva ovviamente il fascino agli occhi di Rolf : ogni sera vi erano così tante belle ragazze che spesso non sapeva dove guardare. Era li che aveva conosciuto Bianca, a suo modo una vera bellezza. Ma di questo si parlerà più avanti.
Tuttavia, quello che a Rolf piaceva di più era il fatto che quel posticino fosse una vera e propria miniera d'oro. E non solo perchè all'ora dell'aperitivo c'era chi faceva a botte per entrare.
Il piccolo bancone, fatto di piastrelline dorate ancora più luccicanti di quelle del pavimento, nascondeva la botola che portava al magazzino sottostante. Bastava sollevare un quadrato del raffinatissimo linoleum ed ecco comparire una scala piccola e angusta, che portava ad una stanza sparpagliata attorno ad alcune colonne: il magazzino. La madre di Mattias lo teneva in ordine perfetto, per questo i ragazzi spesso non avevano bisogno neanche di accendere la luce per trovare ciò di cui avevano bisogno. Una parte della stanza, arrotolata su di sé come un serpente, si nascondeva dietro ad un muro, formando un piccolo corridoio solitamente pieno di scorte. L'accesso al corridoio era impedito da altissime pile di bevande. Nulla di strano, si trattava di un magazzino...
Sarebbe bastato però aggirare le pile di bevande, spostare le scorte che ingombravano il corridoio, mettere da parte una misteriosa pila di libri,  rimuovere uno strato di tavolacci di legno e uno di linoleum per scoprire qualcosa di strano: una nuova botola, che questa volta portava semplicemente alle scorte di zucchero non denunciate che Mattias e sua madre avevano deciso di non buttare via. Su quelle scorte si basava l'economia sommersa di quel baretto dall'aria insospettabile.
Con il tempo, il “sottobar” era diventato il centro della resistenza agli anti zucchero. Ma nessuno se ne era mai accorto. Mattias e sua madre, con l'aiuto di Rolf, lavoravano assiduamente per rendere il bar un luogo assolutamente conforme alla linea governativa, assolutamente insospettabile, poiché ne andava dell'intera organizzazione, e delle idee nelle quali credevano. Per questo, chi più chi meno, tutti quelli coinvolti nell'organizzazione clandestina cercavano di rendersi trasparenti alle autorità, e proteggevano in ogni modo “il tempio”, come lo chiamavano. E così, capitava che poliziotti speciali, assistenti governativi del popolo e altre canaglie assortite fossero comodamente seduti a godersi i cocktails di Rolf e la bella compagnia femminile, mentre nel sottobar qualcuno organizzava le dosi da vendere, o portava, dopo mille rischi, un nuovo rifornimento.

ancora un po' di zucchero

“Talmente selezionata che l’hanno comprata” disse a Rolf, il suo ragazzo, seduto vicino a lei.
“Intanto non l'avranno mai vinta, almeno non con noi” disse Rolf, circondandole le spalle con un braccio.
“Passami il pacchetto” disse Bianca.
Rolf si alzò dal letto, e porse alla ragazza un pacchetto minuscolo e mal confezionato. Bianca con consumata abilità lo aprì, e lo depositò in un cucchiaino. Scaldò il cucchiaino per qualche minuto, poi porse a Rolf ciò che aveva ottenuto. Rolf con grande attenzione fece colare il contenuto sulle labbra di Bianca, e poi fece la stessa cosa con sé stesso. Restarono qualche secondo in silenzio, godendo della dolcezza che si propagava dalle loro bocche fin nella più remota fibra dei loro corpi.
“Prima non lo usavano così no?” disse Bianca all'improvviso
“Beh, no” disse Rolf “ vedi che la necessità aguzza l'ingegno...”
“Già! E poi, con quello che costa, non potremmo mai permetterci di sprecarlo in una torta.”
A quel punto Rolf rimase come sospeso, incerto fra due decisioni. Nella sua mente due squadre avverse di neuroni si stavano prendendo a pugni per decidere cosa fare, ma all'esterno Bianca vide solo il suo viso stranito.
“Che hai?” gli chiese
A quel punto Rolf si decise.
“Senti, forse c'è un sistema per continuare ad usarlo senza spendere troppo: stamattina ho parlato con Mattias, mi ha detto che  stanno organizzando  dei gruppi di resistenza, e continueranno ad approvvigionarsi di zucchero bianco. E a venderlo. Mi ha chiesto se vogliamo entrare anche noi nel gruppo.”
Bianca spalancò gli occhi “Sei impazzito? Proprio ora che il divieto è diventato legge...fino ad oggi potevamo ancora illuderci di essere antagonisti senza correre quasi rischi, ma ora...”
“Ora la pena per chi spaccia zucchero è di 20 anni, lo so. Ma nessuno, o quasi, si è arreso a questa imposizione. Avremo una rete a proteggerci.”
“Ci devo pensare “disse Bianca
“ E poi non dobbiamo fare chissà che, se non vogliamo. Il nostro coinvolgimento nel gruppo dipende solo da noi. Ma io non voglio stare con le mani in mano, mentre un governo di pagliacci arriva a ordinarci che cosa dobbiamo mangiare!”
Bianca restò in silenzio. Le argomentazioni di Rolf non la lasciavano indifferente, ma il pericolo era grande, e forse non aveva voglia di correrlo. Lasciò che Rolf si addormentasse sul letto, poi uscì sul terrazzino della sua stanza. La sera stava già scendendo, e nelle piccole strade della città che si stendeva ai suoi piedi la gente iniziava ad avviarsi verso casa.
Pensò ai mesi appena passati. I ragazzi avevano fiutato il pericolo da tempo, e avevano sempre reso manifesta la loro opposizione al governo. In tanti non conoscevano quello che c'era stato prima, il passato e la memoria erano un lusso per pochi. Ma la realtà presente avrebbe costretto chiunque alla ribellione, cosciente o meno del fatto che un tempo le cose andavano diversamente.
Tuttavia, come sempre, la maggior parte delle persone finiva per accettare il compromesso, portando avanti una ribellione interiore ma conformandosi alle direttive e alle leggi del governo in carica. Forse sarebbe successa la stessa cosa anche con la faccenda dello zucchero.
Il popolo avrebbe chinato la testa, e la criminalità avrebbe avuto una nuovo mercato da utilizzare per i suoi traffici. Bianca, una volta, aveva sentito parlare di “proibizionismo”. Non riusciva a ricordare dove, ma sicuramente non a scuola. Aveva un'idea vaga del concetto, ma le sembrò che si adattasse perfettamente alla situazione.
Tornò in camera e si sdraiò accanto a Rolf, decisa a passare dalla parte della criminalità.

martedì 16 agosto 2011

La seconda pagina...

Era già da tempo arrivato il giorno in cui le alte cariche del governo della Lega dei Paesi Intelligenti, affiancate da una nutrita schiera di scienziati, avevano approvato una legge che proibiva il consumo di zucchero nei paesi della Lega.

Lo zucchero di canna sarebbe stato appena tollerato, per abituare la gente al consumo di edulcoranti chimici negli anni seguenti, ma poi avrebbe seguito la stessa sorte del pericolosissimo zucchero bianco: messo al bando da tutti i paesi, era riversato in grandi quantità in mari e fiumi con la scusa della sua solubilità. L’acqua del mare era diventata agrodolce,i pesci erano impazziti e strane alghe proliferavano fin sulle sabbie. Ma nessuno ci faceva caso.
 Tutte le Autorità della Lega dei Paesi Intelligenti erano occupate a determinare le pene per i trasgressori che fossero stati colti in flagranza di reato: possesso, consumo o ancora peggio spaccio di zucchero. Dieci anni di detenzione per lo spaccio di zucchero di canna (acquistabile ancora per pochi anni e a razioni scientificamente limitate nei negozi governativi), venti per lo spaccio di zucchero bianco, pericoloso nemico della salute pubblica e sottovalutata sostanza psicotropa a lungo assunta da masse ignoranti.

Quel giorno, il popolo ascoltava attonito la notizia nelle piazze. La martellante campagna salutista degli ultimi mesi li aveva già preparati ad accogliere la nuova legge, ma c’era qualcosa che restava impossibile da accettare.

“Mia nonna me lo dava sempre, con un po’ d’acqua” commentò al microfono di SmartTV un vecchio contadino. “Non credo che mia nonna fosse cattiva”

“Non cattiva, solo ignorante” rispose un giovane rampante in giacca e cravatta, spuntato dal nulla dopo la risposta del contadino. Si trattava di uno degli Aiutanti Governativi del Popolo, una sorta di controllore che seguiva le manifestazioni nelle piazze e i microfoni delle televisioni per rispondere subito alle domande dei cittadini, o per correggere le loro opinioni.

“Io ho spesso cali di zucchero! Come farò?” commentò una giovane vicino all’Aiutante.

“Cali di zucchero? Non esisteranno più. Anzi!!!” l’Aiutante si bloccò, scrutò la giovane, poi fece un fischio nel suo colletto e dal nulla apparvero quattro gorilla, che si fermarono alle sue spalle.
“Guardate, signori, questa è una povera cittadina dipendente dallo zucchero. La sua salute è già stata minata in profondità! Il governo la salverà.”
I quattro gorilla presero la giovane in braccio e la portarono via in fretta perché nessuno sentisse le sue urla disperate.

“Abbiamo già approntato diversi centri di disintossicazione dallo zucchero. La nostra amica tornerà ben presto fra di noi sana e vitale, e non sarà più dipendente da quell’infida polverina bianca.”


“Ma come faremo a bere il caffè?” gridò un uomo di mezza età.

“Non vi preoccupate! La nostra bevanda nazionale non è in pericolo! Il governo ha scelto una ditta, dopo durissime selezioni, che produrrà per noi un edulcorante buono e sicuro per la nostra salute. Si chiama Sweetness, e a breve vedrete i loro prodotti sui banconi dei bar!” rispose entusiasta l’Aiutante.


Bianca pigiò con decisione il tasto Off del suo telecomando. La televisione sembrò scomparire nel buio assoluto della sua stanza.

La prima pagina di Zucchero, forse il mio racconto preferito...

La notte era nera in quel vicolo dimenticato. C'era forse la luna, da qualche altra parte, ma i suoi raggi non riuscivano a penetrare in quell' abisso di case. Due uomini di simile corporatura erano al centro di un piccolo crocevia, e a quanto pare stavano litigando. Si trattava di una coppia di individui che una persona normale definirebbe pericolosa. Indossavano entrambi una giacca di pelle nera, e sotto i capelli rasati i loro visi erano cupi, disperati. 
“Non dire stronzate” disse uno dei due, “ Non ti darò un centesimo di più”
“Allora non avrai nulla da me. Ormai rischio troppo. E il rischio si paga.” disse l'altro.
“Non m'interessa. Gli accordi erano chiari.”
“Prendere o lasciare. Non accetto niente se non la cifra che ti ho detto.”
“E se non lo vendi a me, a chi lo venderai?”
“Ho schiere di ragazzini che mi cercano. E che sono disposti a pagarlo molto di più di quello che paghi tu.”
A questo punto la discussione degenerò. Le tre paia di occhi che spiavano la scena dietro un cassonetto della spazzatura si ritrassero spaventate. Non avevano capito molto di quello che stavano dicendo i due uomini, ma erano sicuri di essere sulla strada giusta.
Videro uno dei due uomini prendere l'altro per la gola, urlare parole oscene, e infine estrarre un coltello. Seguì qualche secondo di furia incomprensibile. Nessuno riuscì a capire cosa fosse successo veramente, poiché in men che non si dica uno dei due uomini giaceva a terra in una pozza di sangue.
Attirati dalle urla dei due uomini, alcuni poliziotti speciali arrivarono subito sul posto. Il secondo uomo, benchè ferito, fuggì via come una lepre. Forse si sentiva già in trappola, poiché gettò via la cosa per la quale aveva tanto combattuto : due piccole buste contenenti una polvere bianca e scintillante. Pochi minuti dopo fu arrestato e portato via, e nel vicolo tornò il solito pesante silenzio.
 Le due bustine restarono li, sulle pietre sporche del selciato.
Dopo una attenta riflessione, le tre paia di occhi decisero di uscire dal loro nascondiglio. Appartenevano a tre ragazzini. La loro circospezione tradiva una sostanziale familiarità con quei luoghi.
Si radunarono intorno alle bustine, e dopo alcune fulminee occhiate al vicolo, alle finestre e al crocevia le raccolsero e tornarono al nascondiglio dietro al bidone.
Si sedettero in cerchio, e aprirono con fretta famelica una delle due buste. Sui loro volti si dipinse un’ espressione beata.
Incalzandosi l'un l'altro, iniziarono a mangiare il contenuto della busta. Quei granelli scintillanti sembrarono regalare loro una felicità innocente, che restituiva loro i tratti della fanciullezza rubati dalla strada. Restarono a mangiare ancora per qualche minuto, finchè sentirono la temibile sirena della polizia speciale. In men che non si dica abbandonarono le bustine al loro destino e scapparono via, leccandosi ancora le dita. I loro passi si persero nel labirinto di strade.

Le bustine invece restarono li, dietro il bidone della spazzatura. Una delle due bustine si era rovesciata, e il suo contenuto era sparso sulla strada. Lo scintillio di quei granelli sembrava provenire da un altro mondo. Era appena morto un uomo per colpa loro, eppure il loro candore sembrava solo parlare di innocenza, di dolcezza, di zucchero.