venerdì 19 agosto 2011

Il bar

Era una sera come tante. Lo zucchero era proibito ormai da quasi un anno, e la campagna salutista governativa non faceva che sfornare cifre su cifre. C'erano statistiche perfino nei sexy shop governativi.
Nei bar erano sparite le zuccheriere, e al loro posto vi erano enormi distributori di Sweetness, a forma di uomo muscoloso e sorridente.
Nei negozi governativi la gente comprava ancora lo zucchero di canna, tentando di aggirare i controlli in tutti i modi. Ma la razione, una bustina per famiglia alla settimana, era tassativa. Le famiglie colte in possesso di una quantità maggiore di zucchero correvano seri rischi. In tanti erano già finiti in carcere, e nessuno sapeva spiegarsi la ragione di tanta sofferenza.
Nei bar del centro, all'ora dell'aperitivo, si servivano cocktail secchi e amari come medicine, ma i ragazzi li bevevano lo stesso. Erano decisi a godersi l'ultimo vizio ancora legale prima che venisse proibito a sua volta.
L'ora dell'aperitivo continuava a funzionare ancora bene, e per i bar governativi era una vera e propria manna. Forse non avrebbero mai proibito il consumo di alcol. La movida si svolgeva quindi con la solita regolarità.
Rolf lavorava come barista in uno dei bar più sciccosi del centro città, o meglio del centro della movida, non proprio coincidente con il centro geografico.   Il locale, che si affacciava su una delle piazze più frequentate, era  piccolo ed elegante. I muri erano dipinti d'oro pallido, dalle diverse sfumature. Il pavimento era composto da piccole piastrelline beige lucide e luccicanti. Dalle finestre e dalla porta del bar pendevano tende di raso trasparente, pulite ed impalpabili come gli abiti delle bambole. Il bancone occupava tutto sommato poco spazio rispetto a quello riservato ai tavolini.  Quella sera, dietro al bancone si affacendavano Rolf e Mattias, proprietario, con la madre, del baretto. Rolf era stato assunto quasi due anni prima, e sperava che un giorno Mattias gli proponesse di diventare soci. Si stava bene li dentro, tutto sommato. La madre di Rolf, pur occupandosi egregiamente della pulizia e della cucina,  non metteva mai piede nel locale durante le serate o gli aperitivi : ciò significava che Rolf e Mattias si divertivano sempre da matti, e molto spesso finivano le serate ubriachi. Il fatto che fosse un locale di moda ne accresceva ovviamente il fascino agli occhi di Rolf : ogni sera vi erano così tante belle ragazze che spesso non sapeva dove guardare. Era li che aveva conosciuto Bianca, a suo modo una vera bellezza. Ma di questo si parlerà più avanti.
Tuttavia, quello che a Rolf piaceva di più era il fatto che quel posticino fosse una vera e propria miniera d'oro. E non solo perchè all'ora dell'aperitivo c'era chi faceva a botte per entrare.
Il piccolo bancone, fatto di piastrelline dorate ancora più luccicanti di quelle del pavimento, nascondeva la botola che portava al magazzino sottostante. Bastava sollevare un quadrato del raffinatissimo linoleum ed ecco comparire una scala piccola e angusta, che portava ad una stanza sparpagliata attorno ad alcune colonne: il magazzino. La madre di Mattias lo teneva in ordine perfetto, per questo i ragazzi spesso non avevano bisogno neanche di accendere la luce per trovare ciò di cui avevano bisogno. Una parte della stanza, arrotolata su di sé come un serpente, si nascondeva dietro ad un muro, formando un piccolo corridoio solitamente pieno di scorte. L'accesso al corridoio era impedito da altissime pile di bevande. Nulla di strano, si trattava di un magazzino...
Sarebbe bastato però aggirare le pile di bevande, spostare le scorte che ingombravano il corridoio, mettere da parte una misteriosa pila di libri,  rimuovere uno strato di tavolacci di legno e uno di linoleum per scoprire qualcosa di strano: una nuova botola, che questa volta portava semplicemente alle scorte di zucchero non denunciate che Mattias e sua madre avevano deciso di non buttare via. Su quelle scorte si basava l'economia sommersa di quel baretto dall'aria insospettabile.
Con il tempo, il “sottobar” era diventato il centro della resistenza agli anti zucchero. Ma nessuno se ne era mai accorto. Mattias e sua madre, con l'aiuto di Rolf, lavoravano assiduamente per rendere il bar un luogo assolutamente conforme alla linea governativa, assolutamente insospettabile, poiché ne andava dell'intera organizzazione, e delle idee nelle quali credevano. Per questo, chi più chi meno, tutti quelli coinvolti nell'organizzazione clandestina cercavano di rendersi trasparenti alle autorità, e proteggevano in ogni modo “il tempio”, come lo chiamavano. E così, capitava che poliziotti speciali, assistenti governativi del popolo e altre canaglie assortite fossero comodamente seduti a godersi i cocktails di Rolf e la bella compagnia femminile, mentre nel sottobar qualcuno organizzava le dosi da vendere, o portava, dopo mille rischi, un nuovo rifornimento.

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