Quella sera, in particolare, non vi era nulla di rischioso da fare. I rifornimenti, necessariamente piccoli, erano già stati fatti la sera prima. L'organizzazione era in contatto con alcuni trafficanti, e riusciva ad accaparrarsi un po' di zucchero attraverso la fitta rete delle stradine della città vecchia, che offriva a tutti innumerevoli possibilità per nascondersi. I rifornimenti arrivavano quindi a casa di Mattias, dove la madre li riceveva e, attraverso il piccolo passaggio che dalla sua cucina conduceva in magazzino, li portava al loro posto nel corridoio. Il passaggio, un tempo regolare, era stato anch'esso nascosto con tavolacci di legno, tende e scaffali.
Tutto era già stato fatto quindi, le scorte erano pronte per essere vendute. L'organizzazione non si era proposta di guadagnare cifre esorbitanti dal commercio di zucchero. Mentre diversi spacciatori si erano arricchiti subito in modo spropositato, i componenti dell'organizzazione clandestina si erano dati all'inizio uno statuto ben diverso : avrebbero venduto zucchero ad un prezzo giusto, come forma di protesta contro la politica proibizionista. Tuttavia, la domanda era talmente alta che gli utili si erano rivelati davvero redditizi.
Bianca, quella sera, era seduta al tavolo con due amiche totalmente estranee all'organizzazione. Si era vestita bene, in modo elegante e raffinato e portava al collo un filo di perle. I capelli neri, lucidi come il bancone del bar, erano legati in una coda alta, che le arrivava a metà della schiena. Era già al terzo cocktail, e civettava con un paio di agenti governativi facendo finta di essere ubriaca. In realtà i suoi occhi erano fissi su Rolf, che con fare sicuro preparava un cocktail ad una disgustosa biondina scosciata seduta in modo inequivocabile su uno sgabello appoggiato al bancone. L'atteggiamento di Rolf non le sembrava il più consono alla situazione, e ciò le dava fastidio. Si alzò e si allontanò con una scusa, e si diresse al bancone a prendere un altro cocktail. Sfoderando un sorriso smagliante chiese a Rolf un martini cocktail, poi aggiunse a mezza voce, sempre sorridendo “Chi è quella?” . E Rolf, preparando il cocktail, sollevò appena gli occhi dal calice per affermare con malizia “ Potrebbe essere una cliente, non sai più come funziona?”. Bianca fissò Rolf ancora sorridendo “Non esagerare”gli disse. Poi si voltò con fare soddisfatto e tornò al suo tavolo. Dopo mesi di allenamento, Bianca e Rolf sapevano perfino litigare facendo finta di parlare d'amore, o viceversa.
La biondina, in ogni caso, probabilmente era una cliente. Una nuova, per la verità. Si trattava della figlia di una delle famiglie più in vista della città, venuta al bar su consiglio di uno dell'organizzazione, in cerca ovviamente di zucchero per soddisfare il fabbisogno suo e della sua famiglia, ormai quasi in crisi d'astinenza.
Oltre a Bianca, in quel momento nel bar vi erano altri due componenti dell'organizzazione. Uno, Theo, alto e pallido come una betulla, si stava confondendo in un gruppo di bevitori accaniti qualche tavolo a destra di Bianca. Era entrato nel bar con quei ragazzi dopo aver fatto un giro di aperitivi negli altri baretti della piazza. Un comportamento del tutto normale e insospettabile, ma per Theo era il modo per radunare i clienti abituali e non e comunicare loro che i rifornimenti erano arrivati.
L'altro, Ervin, era appoggiato ad un tavolo e conversava con due poliziotti speciali. Era considerato quasi come l'addetto alle pubbliche relazioni dell'organizzazione: possedeva una voce morbida e suadente, un portamento elegante e un viso così innocente e serio che avrebbe potuto scippare una vecchietta e poi raccontare che la stessa l'aveva obbligato a rubarle la borsetta, e chiunque gli avrebbe creduto. Per questo il suo compito era quello di intrattenersi con i poliziotti speciali, e tenerli lontani da zone pericolose. Bianca, Theo e Ervin si trattavano come amici capitati per caso nello stesso bar, ma non stavano mai assieme: avevano compiti diversi da svolgere. Vi erano altri componenti del gruppo, ma in quel momento forse si stavano occupando delle consegne, oppure semplicemente erano a casa. L'impegno con l'organizzazione non era a tempo pieno : ognuno dava quel che poteva, ben conscio dei rischi ai quali andava incontro. Inoltre, l'organizzazione estendeva i suoi rami anche a persone insospettabili: la massaia che si offriva di nascondere due bustine di zucchero in casa, il negoziante che nascondeva gli approvvigionatori, e tante altre figure. Per questo, gran parte delle persone non si conosceva, e forse era meglio così: se qualcuno fosse stato arrestato, anche sotto tortura non avrebbe potuto rivelare particolari capaci di far crollare l'intera organizzazione.
Perfino Rolf, o Mattias, non avrebbero potuto : se la polizia li avesse arrestati, il tempio sarebbe stato distrutto, sarebbero state arrestate tutte le persone che vi gravitavano attorno, ma un altro tempio sarebbe stato costruito in breve tempo, e l'organizzazione, quell'onda di protesta che pervadeva l'intera società come una scarica elettrica sarebbe sopravissuta.
Ma torniamo a Bianca.
Ormai al sesto cocktail, aveva perso gran parte della sua ritrosia, ma la concentrazione le tornò intatta quando notò un particolare. La biondina che parlava al bancone con Rolf si era girata verso il suo tavolo, e per una frazione di secondo aveva incrociato lo sguardo con uno dei poliziotti speciali. Non era successo nulla di più, ma a Bianca parve che in quello sguardo ci fosse qualcosa di strano. Non poteva essere uno sguardo di seduzione, perchè sarebbe durato di più, o magari si sarebbe ripetuto. Non poteva essere uno sguardo casuale, perchè la biondina si era girata, e il poliziotto speciale l'aveva guardata modulando un'espressione del viso che voleva essere indifferente, ma che sortì tutt'altro effetto. Era uno sguardo comunicativo, di quelli che si usano per dare comprensione o appoggio ad un amico. Ma nello stesso tempo, era estremamente furtivo.
“I due si conoscono” pensò Bianca “ E non vogliono che si noti... “
D'improvviso si alzò dalla sedia, e si diresse verso il bancone. Rolf la guardò, e sorrise impercettibilmente.
“Stai attento” disse Bianca a Rolf, sottovoce “ non sbilanciarti: potrebbe essere una spia”
“E tu come lo sai?” chiese Rolf, mettendo in scena la solita pantomima. Questa volta le parlava facendo finta di corteggiarla, e ciò mandò Bianca su tutte le furie.
“Perchè si. Stai attento, non c'è da scherzare.”
“Non sto scherzando” disse Rolf, continuando a sorridere “ Ma se non ti dai una calmata tutti si accorgeranno che c'è qualcosa che non va...”
“Ok” disse Bianca, e si ricompose “Però ascoltami, ti prego. Non dirle nulla di compromettente”
“Ti credo sulla fiducia” disse Rolf “ Ma più tardi mi devi spiegare...Manderò Ervin ad intrattenerla...”
“Ok” disse Bianca, e si allontanò dal bancone, diretta verso il suo tavolo. Prese una sedia, ma poi cambiò idea e si allontanò per fumare una sigaretta in pace. Passando accanto al bancone, vide che la biondina era già nelle vellutate grinfie di Ervin, e si sentì tranquilla.
Rolf le sorrise, questa volta per davvero. E pur sentendosi fragile, si abbandonò alla meravigliosa spensieratezza che quel sorriso sapeva suscitare in lei, una sorta di vuoto mentale, di disinteresse totale per le cose del mondo che mal si armonizzava con il suo carattere, ma che Bianca amava tanto.
Uscì dal bar, e accese la sua sigaretta. Si posizionò davanti ad una finestra. Poteva ancora vedere Rolf, che continuava a preparare cocktails sempre con la stessa energia. E in quel momento dimenticò il fatto che stessero in qualche modo facendo parte di un'organizzazione criminale. Il tempo, il malvagio spirito del tempo aveva costretto così tanti rapporti a diventare difficili, e Bianca e Rolf non avevano fatto eccezione. Con la mente ancora fluttante nella beatitudine, ritornò a quei giorni terribili in cui la loro storia era iniziata...
Nessun commento:
Posta un commento